Coordinamento Agende 21 Locali Italiane NEWSLETTER
NOVEMBRE 2010 - NEWSLETTER 03

Contabilità ambientale, servono risorse per farla diventare prassi

Il Gruppo di Lavoro sulla Contabilità Ambientale del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane ha sviluppato un’indagine per capire cosa fanno gli enti locali italiani per l’ambiente e fotografare lo stato dell’arte in Italia.
Su 112 enti che hanno compilato il questionario, 47, ossia meno della metà, hanno realizzato o stanno realizzando esperienze di contabilità ambientale, mentre 65 non hanno mai avuto alcuna esperienza in merito. Tra i 47 enti che hanno avviato esperienze di contabilità ambientale 37 sono Comuni, 8 sono Province e 2 sono Regioni.
Il 64% degli enti che hanno risposto al questionario ha attivato anche strumenti volontari di gestione ambientale - distinti dalla contabilità ambientale - per il controllo delle attività che hanno o potrebbero avere un impatto sull’ambiente. È interessante notare come 39 su 72 enti stanno realizzando esperienze di contabilità ambientale e contemporaneamente hanno attivato altri strumenti di gestione ambientale in ottica volontaria.
Metà (36) degli enti che adottano strumenti di gestione volontaria, hanno scelto una sola opzione tra quelle proposte: così 25 enti adottano l’Agenda 21 Locale, 5 la norma ISO14001, 2 il Regolamento EMAS, 2 il GPP (Green Public Procurement – Acquisti Pubblici Verdi), 2 il Bilancio sociale o di sostenibilità. L’altra metà (36 enti) hanno attivato due o più strumenti di gestione ambientale contemporaneamente.
55 enti (il 33 %) ricorrono all’Agenda 21 Locale, 22 (il 21%) al Bilancio sociale o di sostenibilità, 20 (il 19%) a politiche di acquisti pubblici verdi - GPP , 18 (il 17%) all’ISO14001 e 11 (il 10%) all’EMAS.
La tendenza, che si evidenzia negli ultimi anni negli enti che hanno consolidato il sistema, è il tentativo di integrare la contabilità ambientale con gli strumenti ordinari di programmazione e controllo (Programma di mandato, Relazione Previsionale e Programmatica RPP, Piano Esecutivo di Gestione PEG, Piani di Settore, ecc.) e con gli altri processi e strumenti volontari per lo sviluppo sostenibile (Agenda 21 Locale, Acquisti Pubblici Verdi, Bilancio di mandato/sociale(di genere/di sostenibilità,ecc). In particolare, dalle risposte raccolte, sembra che gli enti maggiormente sicuri di proseguire nel futuro siano anche quelli che hanno collegato la contabilità ambientale con la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001:2004 o alla Registrazione secondo il Regolamento CE EMAS 1221/2009.”
La metodologia di riferimento più ampiamente utilizzata da parte degli enti è il metodo “Clear” (75%), anche integrato con altre metodologie (5%) quali EcoBuget, linee giuda ISPRA , NAMEA/RAMEA o EPEA. Tale metodo si conferma quindi il più vicino alle esigenze degli enti locali e il più facile da attuare.
Tra gli enti che hanno dichiarato di avere intrapreso il percorso di contabilità ambientale (47), l’80 % sono giunti alla redazione di Bilanci Ambientali; la maggior parte ne ha realizzati solo uno o due , ma un quinto ne ha già realizzati tra tre e sei e 4 enti hanno realizzato oltre dieci bilanci ambientali, portando quindi a sistema lo strumento.
La maggior parte dei Bilanci Ambientali sono stati approvati dagli organi politici (76%), prevalentemente dal Consiglio Comunale (58%), facendo quindi della contabilità ambientale uno strumento di valore politico.
L’indagine indica infine chiaramente che gli enti riescono ad intraprendere la sperimentazione della contabilità ambientale “abbastanza facilmente”; l’avvio avviene spesso nell’ambito di progetti europei o di enti sovraordinati (46%) e anche con iniziative autonome (28%), ma successivamente, in assenza di incentivi finanziari e di un quadro normativo di sostegno, la messa a regime dello strumento è difficoltosa. In mancanza quindi di una reale presa di coscienza dell’importanza e utilità dello strumento da parte degli amministratori, la contabilità ambientale viene o rischia di essere abbandonata.

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