Il questionario intermedio del corso “La finanza sostenibile: caratteristiche e opportunità” — parte del progetto Esercizi di Stile per la Sostenibilità — fotografa una platea motivata, curiosa e con aspettative precise. Il 60% dei partecipanti ha risposto: vuole esempi concreti, dialogo e accesso alle lezioni.

Primo contatto. Poi le prime lezioni. E ora, a metà percorso, una cosa è chiara: chi si è iscritto al corso “La finanza sostenibile: caratteristiche e opportunità” non vuole solo ascoltare. Vuole capire come funziona davvero.

Lo dice il questionario intermedio somministrato nell’ambito del progetto Esercizi di Stile per la Sostenibilità. Il 60% dei partecipanti ha risposto, con dieci risposte per ciascuna delle due domande aperte. Il dato non è trascurabile: significa che più della metà ha scelto di fermarsi, riflettere e scrivere. E quello che ha scritto merita attenzione.

La richiesta: casi reali, non solo teoria

Il filo conduttore delle risposte è uno solo: avvicinare la teoria alla pratica. I partecipanti chiedono di lavorare su esempi concreti — aziende, enti, realtà associative — che abbiano già integrato i criteri ESG nel loro modo di operare. Non basta sapere cos’è l’impact investing: si vuole vedere come funziona, dove ha funzionato, dove ha fallito.

Tra i temi segnalati come prioritari emergono: la finanza sostenibile applicata al terzo settore e agli ETS, con specifico interesse per i meccanismi di rendicontazione e raccolta fondi; le metriche di misurazione della sostenibilità e i rating ESG; il rapporto tra biodiversità e capitale naturale; e l’intreccio tra scelta volontaria e obbligo normativo in materia ambientale.

«Sarebbe interessante analizzare come un’azienda o un ente hanno interpretato i principi di finanza sostenibile in maniera concreta e tangibile», scrive uno dei partecipanti, sintetizzando un sentimento diffuso nel gruppo.

Le lezioni funzionano. Ma si può fare di più

Sulla seconda domanda — cosa migliorare — il tono è costruttivo. Tre partecipanti dichiarano di non avere osservazioni. Uno esprime apprezzamento esplicito per il format e per “le competenze e conoscenze messe a disposizione dai docenti”. Ma la maggioranza indica spazi di miglioramento precisi.

Le indicazioni ricorrenti riguardano quattro aree:

  • Le slide condivise prima della lezione, non dopo (segnalato da almeno due partecipanti).
  • L’accesso alle registrazioni delle lezioni, per ripassare o per recuperare in caso di assenza.
  • Più spazio alla discussione: le sessioni più apprezzate sono state quelle in cui era possibile ragionare insieme, confrontarsi, scambiare punti di vista.
  • Contenuti audiovisivi — brevi video o animazioni — come supporto visivo ai concetti teorici.

«Le sessioni che hanno funzionato meglio sono quelle in cui c’è stata la possibilità di discussione e di ragionare su casi studio», scrive un partecipante. Una frase che, più di ogni dato, dice dove sta l’energia del gruppo.

Partecipazione, applicazione, confronto: sono i tre assi su cui i partecipanti chiedono di costruire le prossime lezioni. Il segnale, per chi organizza, è positivo.


Il progetto “Esercizi di Stile per la Sostenibilità” è co-finanziato dal MASE nell’ambito del processo di attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.